La nota esatta
Perché lo standard è a 440 Hz

Quando accordi uno strumento ti basi su una frequenza comune, stabilita a priori: altrimenti sarebbe impossibile far suonare insieme più di uno strumento. Un qualsiasi accordatore elettronico ti permette di intonare un La in modo che vibri a 440 Hz, cioè 440 cicli al secondo. Il La sopra il Do centrale, per essere esatti (La 4).

Ma questa frequenza, chi l'ha stabilita? E perché proprio quella?
Sono domande che da anni girano in rete insieme a risposte di ogni genere, e che scatenano dibattiti accesi — per esempio sul fatto che intonarsi a 432 Hz sarebbe più "naturale" che a 440. Facciamo prima un passo indietro.
Prima, ognuno il suo La
Fino al Settecento non esisteva un metodo riconosciuto per intonarsi: lo strumento principale dell'ensemble suonava una nota di riferimento e gli altri si accordavano su quella. Gli strumenti stavano intonati fra loro, ma un giorno il gruppo suonava a un'altezza e il giorno dopo a un'altra.
Il primo tentativo di fissare un riferimento è il diapason, inventato nel 1711 dal trombettista inglese John Shore: per la prima volta si poteva avere una nota di riferimento che non cambiava con la temperatura o con chi la suonava. Ma il valore da dargli restava una scelta, e ogni diapason raccontava il gusto del suo costruttore. Quello di Händel, del 1740, misura 422,5 Hz; quello di Beethoven, intorno al 1800, 455,4 Hz: più di un semitono di differenza.
Col tempo compositori e musicisti presero a preferire le frequenze alte, più definite e brillanti, e il La continuò a salire. Chi ci rimetteva erano i cantanti, che a differenza di uno strumento non possono cambiare il proprio registro. Fu per proteggere le voci che nel 1859 la Francia stabilì per legge il primo valore comune: 435 Hz, il diapason normal.
Verdi e i 432 Hz
Giuseppe Verdi la pensava ancora diversamente: voleva un La più basso, per le stesse ragioni dei cantanti, e nel 1884 un decreto del Ministero della Guerra italiano fissò i 432 Hz per tutte le orchestre e le bande militari. L'anno dopo, al congresso musicale di Vienna, l'Europa scelse invece i 435 francesi. È da qui che nasce la storia dei "432 Hz di Verdi" che gira in rete: la parte storica è vera, quella che segue — che 432 sia la frequenza "naturale" dell'universo — non è mai stata dimostrata da nessuno.
Come si è arrivati a 440
L'idea dei 440 Hz è molto più vecchia di quanto si pensi: già nel 1834 l'acustico tedesco Johann Heinrich Scheibler l'aveva proposta, con l'approvazione di una società scientifica a Stoccarda. Ma il La che si suonava davvero, per decenni, continuò a essere un altro: gli accordatori di pianoforti inglesi, per esempio, si erano assestati sui 439 Hz.
A far vincere i 440 fu l'industria. Nel 1926 l'industria musicale americana si accordò informalmente su quel valore, e con la diffusione di massa degli strumenti — prodotti in serie negli Stati Uniti — divenne il La di riferimento per chi li fabbricava; nel 1936 l'American Standards Association lo raccomandò ufficialmente. Nel maggio del 1939, a Londra, i delegati di vari paesi europei e degli Stati Uniti lo adottarono a livello internazionale.
Perché non i 439 Hz? Una delle ragioni portate all'epoca è quasi comica: 439 è un numero primo, e quindi scomodo da dividere nei rapporti di frequenza del temperamento equabile, il sistema che usiamo ancora oggi nella musica occidentale; 440, invece, si scompone bene, ed è più facile da riprodurre in laboratorio con un oscillatore elettronico.
Nel 1955 l'International Organization for Standardization (ISO) confermò i 440 Hz, e nel 1975 il valore fu formalizzato nello standard ISO 16.
Un numero comodo, non un numero giusto
Quindi è solo in tempi recenti che si è arrivati a un valore preciso e universale per l'intonazione, senza aver mai risposto davvero alla domanda iniziale. I 440 Hz sono il risultato di un insieme di fattori: la diffusione industriale degli strumenti e la ricerca di un numero comodo da dividere.
È naturale che le frequenze più basse risultino più pratiche per i cantanti e vengano percepite come più "calde" (è il motivo per cui un basso suona corposo), e che quelle più alte suonino più brillanti o stridule. Ma non esiste un valore che abbia più credito di un altro.
Se ci pensi, è esattamente come la definizione di secondo, che oggi è:
la durata di 9 192 631 770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli iperfini dello stato fondamentale dell'atomo di cesio-133.
Fino al 1960 il secondo si definiva in base alla rotazione della Terra, poi in base al suo moto attorno al Sole; solo dal 1967 è legato all'atomo di cesio, e nel 2019 la definizione è stata riscritta fissando direttamente il valore numerico della frequenza del cesio. Anche la frequenza, del resto, è definita in cicli al secondo.
È probabile, quindi, che in futuro anche questi valori vengano ridefiniti in modo ancora più accurato e preciso. Il La che senti oggi, per quanto "esatto", è una convenzione: la migliore che siamo riusciti a mettere d'accordo.
Alessandro Porri
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