La musica sul podio
Quando i compositori gareggiavano alle Olimpiadi

Per quasi quarant'anni alle Olimpiadi si poteva vincere una medaglia d'oro senza correre, nuotare o sollevare niente. Bastava scrivere una marcia per orchestra. O dipingere una partita di rugby, o progettare uno stadio.
Le gare d'arte furono parte dei Giochi dal 1912 al 1948, con cinque categorie: architettura, letteratura, musica, pittura e scultura. Una sola regola valeva per tutte: il soggetto doveva essere lo sport.
L'idea di Coubertin
Pierre de Coubertin, il fondatore delle Olimpiadi moderne, ci teneva in modo quasi ostinato. Aveva in testa il modello greco, dove i Giochi erano una festa del corpo e della mente insieme, e provò a portare le arti nel programma già dalle prime edizioni. Ci riuscì solo a Stoccolma, nel 1912, quando finalmente trovò abbastanza partecipanti e giudici.
E a Stoccolma vinse lui. La medaglia d'oro per la letteratura andò a una Ode allo sport firmata da due autori tedeschi, Georges Hohrod e Martin Eschbach. Non esistevano: erano due pseudonimi di Coubertin, che era francese. Quella medaglia, ancora oggi, nei registri è della Germania.
Lo stesso anno l'americano Walter Winans vinse l'oro nella scultura con un cavallo da trotto in bronzo, e l'argento nel tiro al bersaglio. È uno dei due soli atleti della storia con una medaglia olimpica sia nello sport sia nell'arte.
Una giuria che leggeva le note
La prima medaglia d'oro per la musica andò a un italiano, Riccardo Barthélemy, per una Marcia trionfale olimpica. Era l'unico premio assegnato quell'anno nella categoria.
C'è un dettaglio che rende queste gare molto strane per chi fa musica: le composizioni si consegnavano su carta, e la giuria le giudicava leggendo la partitura. Nessuno le eseguiva. Leggere uno spartito d'orchestra e sentirlo nella testa, tutto insieme, è un lavoro per pochissimi, e infatti le giurie erano spesso così incerte che preferivano non premiare. Nel 1924 per la musica non fu assegnata nessuna medaglia. L'unica volta in cui i brani vincitori furono suonati davanti al pubblico fu a Berlino, nel 1936.
Gli italiani andarono forte. Oreste Riva prese l'argento ad Anversa nel 1920 con un'altra marcia trionfale, Lino Liviabella l'argento a Berlino nel 1936 con Il vincitore. Nel 1948, a Londra, nella musica per voce non furono assegnati né l'oro né l'argento: l'unica medaglia fu il bronzo di Gabriele Bianchi, con un Inno olimpionico.

Nelle altre arti le medaglie sono rimaste più famose. Lo stadio di Amsterdam dove si corse nel 1928 vinse l'oro per l'architettura quello stesso anno. Il pittore lussemburghese Jean Jacoby è l'unico artista con due ori olimpici, nel 1924 e nel 1928.

Perché sono finite
Nel 2017 scrivevo che l'ultima edizione era stata quella del 1952 e che gli artisti si erano ritirati per paura di brutte figure. Erano sbagliate tutte e due le cose. L'ultima gara con medaglie fu a Londra, nel 1948. E il motivo fu un altro: le Olimpiadi erano per dilettanti, e quasi tutti gli artisti in gara vivevano della loro arte. Nel 1949 una relazione del Comitato olimpico lo mise nero su bianco e propose di sostituire le gare con una mostra. Helsinki, nel 1952, ebbe solo quella.
In tutto le medaglie d'arte furono circa centocinquanta: 147 secondo il conto più usato, qualcuna in più secondo altri. Lo storico che le ha ritrovate, Richard Stanton, ci ha scritto un libro intero, The Forgotten Olympic Art Competitions.
Qualcosa è rimasto. Dagli anni Duemila il Comitato olimpico organizza prima di ogni Olimpiade estiva un concorso Sport e Arte, con premi in denaro e una mostra al Museo Olimpico di Losanna. Ma è per sculture e opere grafiche. La musica, sul podio, non è più salita.
_Questo articolo è la revisione, riscritta nel 2026, di un pezzo uscito su Medium nel novembre 2017._
Alessandro Porri
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