Il canto armonico
Sai cantare? Sì, ma una nota alla volta…

Anne-Marie Hefele è un'esperta di overtone singing, il canto armonico. La sua capacità è produrre contemporaneamente due melodie sfruttando una tecnica nota come diplofonia: un'alterazione del timbro della voce che all'ascolto risulta duplicata, come se oltre alla nota principale se ne sentisse un'altra insieme.
La tecnica non è recente. Si sviluppa anticamente a Tuva, nella Federazione Russa, e in Mongolia. Esiste una scuola simile anche in Sardegna, nel canto corale sardo.
Sì, lo so: fai già i salti mortali per cantare decentemente una linea vocale, figuriamoci due. "È roba da alieni!", potresti sbottare. E faresti bene — ma prima lascia che ti dia qualche informazione interessante.
Cosa succede davvero quando canti
La tua voce contiene al suo interno delle frequenze armoniche. Se canti un Do, la voce produce la frequenza di quel Do di base e, contemporaneamente, anche i suoi armonici — cioè i multipli interi della frequenza di quel Do, misti a rumore (ne avevo già parlato in Il bassista responsabile).
Questo insieme è il timbro. Il timbro è caratteristico di ogni strumento che emette un suono: una chitarra ha un timbro diverso da un basso, un flauto non ha lo stesso timbro di una viola. E la voce è il più particolare degli strumenti, perché si può modellare per ottenere suoni diversi in base alla posizione della lingua, delle labbra, della mandibola.
Controllare le risonanze che si creano nell'apparato vocale, usando in modo preciso queste parti, è la tecnica del canto armonico: serve a concentrare l'energia sonora su una particolare frequenza e a metterla in risalto rispetto alle altre. L'effetto finale è quello di percepire due suoni distinti — la voce principale e l'armonico. Modificando l'altezza di questi due toni è possibile ricreare un effetto simile alla polifonia.
Le note non si scelgono a caso
Le note riproducibili sono però solo quelle della serie armonica naturale, che segue un modello matematico semplice: data una frequenza fondamentale f, la serie armonica generata è la successione dei suoi multipli interi (f × 1, f × 2, f × 3…).
Se consideriamo il Do4, che risuona a 261,6 Hz, avremo:
- primo armonico: 261,6 Hz × 1 = 261,6 Hz (Do4)
- secondo armonico: 261,6 Hz × 2 = 523,2 Hz (Do5, un'ottava sopra)
- terzo armonico: 784,8 Hz (Sol5, la quinta della scala maggiore di Do)
- quarto armonico: 1046,4 Hz (Do6)
- quinto armonico: 1308 Hz (Mi6 a -13,69 cents, la terza di Do maggiore leggermente calante)
- sesto armonico: 1569,6 Hz (Sol6, un'altra quinta)
- settimo armonico: 1831,2 Hz (Si♭6 a -31,17 cents, una settima maggiore decisamente calante)
E così via. Queste sono le uniche note che è possibile far risuonare con il canto armonico — non ce ne sono altre a disposizione, la fisica decide prima di te.
Il nostro compianto Demetrio Stratos — insieme a Roberto Laneri — è stato uno dei maggiori esponenti e sperimentatori della diplofonia, come si può sentire in questo stesso brano.
Morale della favola
Non occorre essere alieni, ma serve certamente tantissimo studio e moltissima pratica.
È una tecnica utile? O è un ennesimo sfoggio di abilità fine a se stessa? Questione di gusti. Per quanto mi riguarda, imparerei questa tecnica esclusivamente per parlare a due voci: sarebbe un modo splendido e terrificante di chiudere le conversazioni scomode.
Pensaci, la prossima volta che ascolti cosa combina Lalah Hathaway in quel live.
Alessandro Porri
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