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Il bassista responsabile

Perché le basse frequenze sono così importanti.

Il bassista responsabile
Illustrazione originale Audiophonic Arts Studio, palette ufficiale

"A chord is not a chord until the bass player decides which note to play" — frase attribuita a Sting, ossia: un accordo non è definito finché il bassista non decide quale nota suonare.

Riassume perfettamente il concetto di ri-armonizzazione. Se sei musicista, saprai già che un Do maggiore (la triade Do–Mi–Sol) diventa un La minore aggiungendo un'unica nota più bassa: il La (La–Do–Mi–Sol). Le note in alto non cambiano. Cambia solo la fondazione.

Un esercizio semplice ma efficace, che facevo ai miei esordi da bassista, era suonare delle cover cambiando il giro di basso sotto gli stessi accordi: molto spesso generavo una gran porcheria, ma a volte trovavo sonorità nuove. Sembra un gioco da poco, ma è quello che mi ha aperto occhi e orecchie sull'armonia e sulla relazione tra note e accordi.

Adam Neely spiega la ri-armonizzazione della nota di basso — "l'arma segreta" di ogni bassista, con esempi suonati.

Lo studio di scale e relazioni armoniche resta fondamentale per una sostituzione corretta, ma il punto è abituare l'orecchio a sonorità diverse, giocandoci sopra, per capire davvero cosa può fare questo strumento. Lo consiglio a chiunque, in sala prove, stia riproducendo una cover: prenditi dieci minuti per risuonarla cambiando qualche accordo — a parità di linea vocale — e scoprirai un mondo nuovo. (Se vuoi approfondire, c'è tutto un filone di re-harmonization portato avanti da band come Dirty Loops o Sungazer.)

Perché percepiamo come "fondamentale" la nota più bassa

La spiegazione è un po' complessa, ma proviamo a restare fuori dall'accademia.

I suoni a bassa frequenza arrivano con più potenza rispetto a quelli acuti: la loro onda, più lunga, dissipa meno energia nell'aria e percorre distanze maggiori prima di esaurirsi — è lo stesso motivo per cui il rombo di un tuono si sente da lontano, mentre il crepitio acuto di un fulmine vicino si perde molto prima.

Detto questo: ogni suono è fatto di una serie di sinusoidi a frequenze e ampiezze diverse, legate tra loro da un rapporto matematico. La sinusoide di partenza, quella con la frequenza più bassa da cui si generano le altre, si chiama fondamentale.

Quando accordi una chitarra, la corda del La deve vibrare a 440 Hz per essere intonata: quella è la fondamentale. Da lì si generano le altre frequenze. Quelle multiple della fondamentale si chiamano armonici; le altre sono parziali, e arricchiscono il timbro. È per questo che riusciamo a percepire la fondamentale di un accordo anche quando la tonica non viene suonata da nessuno strumento: le sinusoidi che arrivano al nostro orecchio hanno comunque un rapporto che riconduce a lei.

La percepiamo, ma non sempre sappiamo darle un nome. Chi ha l'orecchio assoluto ci riesce meglio; chi ha un orecchio "relativo" — cioè quasi tutti — ci arriva comunque, con un po' di allenamento e uno strumento in mano.

Questo spiega anche perché percepiamo con più chiarezza le note fuori scala nel registro basso. Se un bassista suona una nota fuori dall'armonia, genera dissonanze che sentiamo tutti — anche senza saperle identificare con precisione. Sappiamo solo che "qualcosa non va". Il motivo è che, oltre alla fondamentale sbagliata, si generano armonici e parziali che contrastano con il resto della band: un disastro per le orecchie.

Il ruolo del bassista è quindi decisivo per l'esecuzione e l'interpretazione delle melodie, insieme a una funzione ritmica indispensabile a stretto contatto con batteria e percussioni. Tutto questo rende il basso — elettrico o acustico — uno strumento meno solista di altri, ma non per questo meno protagonista.

Un lavoro sporco. Un lavoro responsabile.

Alessandro Porri

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