I 20 migliori videoclip della storia
Non è una classifica ufficiale.

Il 2 dicembre 1983 MTV manda in onda un film di quattordici minuti. C'è un licantropo, c'è un cimitero che si apre, e c'è una coreografia che chiunque abbia superato i trenta sa ancora rifare male a un matrimonio.
Thriller lo dirige John Landis, che veniva da The Blues Brothers, ed è costato 500.000 dollari: circa dieci volte un videoclip normale dell'epoca. Per trovarli, Jackson e Landis dovettero vendere in anticipo a MTV il documentario sulla lavorazione — cioè inventarsi un secondo prodotto per riuscire a pagare il primo.
Nel 2009 la Library of Congress lo ha inserito nel National Film Registry. È il primo videoclip a entrarci, archiviato accanto a Quarto potere.
Ma quand'è che il video è diventato più importante della canzone?
La data si può dire con precisione: 1° agosto 1981, mezzanotte e un minuto. MTV apre le trasmissioni con le immagini di un lancio dello Space Shuttle e poi manda il suo primo videoclip, Video Killed the Radio Star dei Buggles. Col senno di poi è una dichiarazione d'intenti scritta male e azzeccata benissimo. (Alle tastiere, in quel video, c'è un giovanissimo Hans Zimmer. Sì, quel Hans Zimmer.)
Da lì si apre un decennio in cui il video è il posto dove finiscono i soldi e i registi. Nel 1986 Peter Gabriel fa Sledgehammer in passo uno con lo studio Aardman — quelli di Wallace & Gromit — e i fratelli Quay. L'anno dopo vince nove premi in una sola serata agli MTV Video Music Awards: è ancora il record, non l'ha più battuto nessuno. Un anno prima gli a-ha avevano fatto Take on Me con il rotoscopio: circa 3.000 fotogrammi disegnati a mano, sedici settimane di lavoro di Michael Patterson e Candace Reckinger. Sono i due estremi della stessa idea, cioè che valga la pena spendere mesi su tre minuti di musica.
E in Italia? Qui c'è una cosa che si racconta troppo poco: Videomusic nasce il 2 aprile 1984, tre anni prima di MTV Europe e tredici prima di MTV Italia. La fonda Marialina Marcucci e la installa a Il Ciocco, sopra Barga, in provincia di Lucca. La prima televisione europea interamente dedicata alla musica, ventiquattr'ore al giorno, trasmetteva da una collina della Garfagnana. (Detto così sembra l'inizio di una barzelletta, ma è andata esattamente così.)
Poi il canale chiude, e il videoclip perde la casa.
Non è morto: ha cambiato mestiere. Non deve più riempire un palinsesto, deve farsi condividere. Nel 2013 Pharrell Williams pubblica Happy come video da ventiquattro ore, su un sito che gira ancora oggi (24hoursofhappy.com). Non lo guarda nessuno tutto, e non è quello il punto: il punto è che se ne parli.
E qui succede una cosa che non ti aspetti. Nell'epoca in cui in post-produzione si può fabbricare qualunque cosa, i video che restano sono quelli fatti per davvero.
Nel 2011 Gotye e Kimbra stanno immobili contro un fondale bianco mentre la pittura li ricopre. È tutto passo uno: Emma Hack dipinge qualche centimetro, esce dal campo, si scatta un fotogramma, si ricomincia. Ventitré ore sul set spalmate su due giorni, per quattro minuti di video, con la regia di Natasha Pincus. Nel 2018 Childish Gambino gira This Is America con Hiro Murai: niente effetti, solo coreografia e cose che entrano in campo al momento giusto. Vince quattro Grammy ed è la prima canzone rap a prendersi Record of the Year e Song of the Year — due categorie che all'hip-hop erano sempre state negate (ne ho scritto in Il paradosso dei Grammy Awards). E gli OK Go ci hanno costruito sopra una carriera intera: in Needing/Getting attraversano in automobile un percorso di strumenti accordati, suonandoli con la macchina.
Tre video che si sarebbero potuti simulare al computer, e che invece sono stati fatti a mano. Non è nostalgia: è che la differenza si vede.
Poi, nel 2024, si apre l'altra strada. Paul Trillo dirige The Hardest Part dei Washed Out interamente con Sora: è il primo videoclip commissionato ufficialmente a un modello generativo. Per ottenere le 55 inquadrature del montaggio finale ne ha generate settecento. È un numero che dice tutto: la macchina non esegue, propone — e qualcuno deve ancora scegliere. (Sora come prodotto a sé è già stato chiuso nell'aprile di quest'anno. I modelli cambiano nome ogni sei mesi, il mestiere di scegliere no.)
Quel film del 1983 costava dieci volte il normale perché doveva farsi notare dentro un palinsesto. Oggi un video deve farsi notare dentro un feed, e può costare quanto un abbonamento mensile. È cambiato tutto tranne il problema.
Questi sono i venti che riguardo più volentieri. Non è una classifica: è una lista.
La lista
- Michael Jackson — Thriller
- a-ha — Take on Me
- Björk — All is Full of Love
- The Verve — Bitter Sweet Symphony
- Gotye feat. Kimbra — Somebody That I Used to Know
- Peter Gabriel — Sledgehammer
- Beastie Boys — Sabotage
- Jamiroquai — Virtual Insanity
- OK Go — Needing/Getting
- Childish Gambino — This Is America
- R.E.M. — Imitation of Life
- Radiohead — Karma Police
- Pharrell Williams — Happy
- Foo Fighters — Learn to Fly
- Lady Gaga — Bad Romance
- The Smashing Pumpkins — Tonight, Tonight
- Queens of the Stone Age — Go with the Flow
- The Dead Weather — Treat Me Like Your Mother
- Zero 7 — Home
- UNKLE — Rabbit in Your Headlights
Alessandro Porri
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