La rivoluzione del sampling - Audiophonic Magazine

Le citazioni nella musica

I The Winstons erano una band americana attiva negli anni 60 e vincitrice di un disco d’oro e un Grammy nel 1969 per il disco “Color Him Father”. Hanno un altro premio meno noto ma non meno importante, quello come autori del sample più utilizzato della storia.
Il brano “Amen, Brother” ha infatti un break di batteria che è stato utilizzato (fonti WhoSampled) ben 2729 volte da altri artisti:

Se ascoltate un qualsiasi brano di genere “Jungle” o “Drum’n’bass” c’è una probabilità su 2 che la batteria sia questo loop appositamente modificato, ma anche nella musica pop più mainstream le ricorrenze sono molto frequenti.

Benchè la pratica di utilizzare frammenti di altri brani fosse utilizzata anche in era analogica (primi tentativi risalgono agli anni 40) è con l’avvento dell’era digitale (fine anni 80) che le possibilità sono aumentate.
Per definizione il sampling (o campionamento) si ha ogni volta che si effettua una registrazione digitale. Il convertitore Analogico/Digitale trasforma l’energia elettrica di un segnale audio analogico in una sequenza di bit (o sequenza binaria di 0 e 1) che va a formare il file digitale.
I vantaggi di questa operazione sono il mantenimento nel tempo delle registrazioni, cancellando i segni dell’usura tipici delle registrazioni analogiche, un controllo totale sulle distorsioni del segnale e un’infinita duplicazione senza l’aumento del livello di rumore di fondo. In più, ogni segnale digitale può essere facilmente editato (con appositi software o DAW), processato con effetti, manipolato con altre registrazioni creando composizioni sostanzialmente differenti.

Da qui la definizione moderna, più “artistica” o meglio “giuridica”, di sampling:

“l’uso e la riproduzione in una nuova registrazione della porzione di materiale musicale preesistente che è di proprietà o controllato da qualsiasi persona o entità diversa dall’utilizzatore del sample”
(“Il diritto della Musica”, P. Visco). 

L’utilizzo di questi sample è ovviamente materia delicata e da valutare caso per caso in base al diritto d’autore e i diritti connessi.
A partire dagli anni 80, con la nascita della scena hip hop, il sampling si è diffuso a macchia d’olio principalmente per un fatto tecnico: i primi MC’s basavano le proprie performance sui loop di vinili dei DJ che li accompagnavano.
Rapper’s Delight, riconosciuta come la prima rap song ufficiale, è infatti un loop di “Good Times” degli Chic:

Con il tempo il sampling si è fatto meno esplicito, più elaborato e in un certo modo nascosto. Il brano di Miley CyrusWe can’t stop” contiene un loop di “La di da di” (brano del 1984 di Doug E. Fresh e Slick Rick utilizzato svariate volte come sample da artisti e generi più disparati) che però è stato completamente stravolto.
I Portishead, nota band trip hop, campiona addirittura composizioni proprie per creare altre composizioni inedite.
Forse chi come Mark Ronson definisce il sampling al pari di una creazione originale esagera, ma è indubbio che, come le citazioni in letteratura, i samples sono ormai parte integrante del processo creativo.


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