L'insegnamneto della musica in italia - Audiophonic

E’ sempre lo stesso dal dopoguerra

La prima esperienza musicale di un bambino avviene alle elementari, con uno strumento a fiato antichissimo e reso popolare per scopi didattici dal metodo di Carl Orff intorno agli anni 60: il flauto.

Il flauto dolce soprano, più noto con il famigerato nome “piffero”, può contemporaneamente segnare l’inizio e la fine della creatività musicale di una persona.
Ma perchè il flauto e non altri strumenti?
Perchè non far scegliere al bambino o per lo meno ai genitori?

Per facilitare il compito di apprendimento serve uno strumento relativamente semplice da imparare senza alcuna teoria musicale, almeno inizialmente. Il flauto è uno strumento più ritmico che melodico e didatticamente è più gestibile perchè da modo ai bambini di suonare senza dover imparare tecniche complesse. Il flauto inoltre garantisce anche la fase armonica, seppur molto scarna, e certamente è più trasportabile (e costa meno) di una batteria.
O di una chitarra.
Indiscutibilmente lo strumento non è dei migliori ma è più probabile che sia il programma di insegnamento a non essere adatto ai tempi, come per altro personaggi illustri come Ennio Morricone segnalano.

Di certo questa combinazione non aiuta e soprattutto non fa appassionare i più piccoli alla creatività musicale, ma forse dovremmo dare più libertà agli studenti permettendo loro di scegliere i vari corsi da affrontare e favorendo maggiormente l’interazione a differenza del sistema attuale, ancora troppo legato alla cultura classica e troppo incline allo sviluppo concertistico del musicista anzichè quello creativo.

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